La Divina Azione

 

sacrificio di Odino su Yggdrasil

Il Segreto delle Rune

L’avvento della coscienza nella storia dell’umanità è simboleggiato dal mito di Prometeo, discendente dei Titani, portatore di una naturale tendenza alla rivolta: egli ruba il fuoco a Zeus, il quale per punizione lo incatena ad una roccia dove ogni giorno un’aquila gli divora il fegato. Il significato del mito è contenuto nel nome stesso di Prometeo che significa “Pensiero Preveggente”, egli desidera rapire agli dei qualche scintilla di luce, una fiamma che illumini e riscaldi la fredda e oscura notte dei mortali. Il sacrificio di Odino ci mette in contatto con una scoperta altrettanto straordinaria di quella del fuoco: il simbolo. È un grande momento nella storia di una civiltà quando gli uomini colgono l’unità del tutto, quando intravedono un nuovo mondo occultato dalle apparenze ingannevoli della materia. La scoperta del simbolo ci porta a superare il dualismo tra emisfero destro e sinistro, tra logica razionale ed estasi mistica per fungere da chiave concreta, tangibile e visibile da utilizzare per aprire le porte dell’infinito. Come il Fuoco fu il dono di Prometeo agli uomini, così le Rune sono il dono di Odino, il più importante di tutti gli dei scandinavi. Signore del Cielo e della Terra, inventore della scrittura runica e delle arti, saggio dotato di grandi poteri di chiaroveggenza e divinazione. Ferito dalla sua stessa spada, straziato dal freddo, dalla fame, dalla sete, solo e senza aiuto, nell’attimo in cui stava per cadere a terra privo di sensi, vide le Rune, e con le ultime forze le afferrò. 

 

Edda Poetica
Havamal (Il Discorso di Harr)
Dissertazione sulle rune

Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Óðinn,
io stesso a me stesso,
su quell'albero
che nessuno sa
dove dalle radici s'innalzi. 

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.  

Nove terribili incantesimi
ricevetti dall'illustre figlio
di Bölþorn, padre di Bestla,
e un sorso ottenni
del prezioso idromele
attinto da Óðrørir. 

Ecco io presi a fiorire
e diventai saggio,
a crescere e farmi possente.
Parola per me da parola
trassi con la parola,
opera per me da opera
trassi con l'opera.  

 

Il Mito e le Rune

Quali sono i principi sui cui si basa l'Arte del lanciare le Rune, come è possibile cogliere, riconoscere, interpretare i segni runici attribuendo loro un senso compiuto e un significato comprensibile? Un aspetto fondamentale per l'utilizzo delle Rune e quindi per una corretta interpretazione dei simboli di cui sono portatrici, è la conoscenza del loro valore archetipico, composto dai Miti, dalle leggende e dalle divinità cui esse sono collegate.

Secondo Jung: "L'inconscio collettivo consiste in immagini e motivi mitologici, e perciò i miti dei popoli sono autentici esponenti dell'inconscio collettivo. Tutta la mitologia è una proiezione dell'inconscio collettivo". Narrando o ascoltando le avventure e gli atti esemplari di un dio o di un eroe mitico, ci stacchiamo dal tempo profano e ci ricongiungiamo magicamente al Grande Tempo, al Tempo Sacro.

La funzione sacra del Mito è quella di narrare e svelare un mistero: non vi è mito se non vi è un mistero svelato, un enigma risolto. Se i Miti, le Leggende e le Fiabe sono rappresentazioni dell’Inconscio Collettivo dell’umanità, i personaggi e le figure fantastiche che li abitano sono dunque Archetipi Universali.

 

Rune e Archetipi

Conoscere gli Archetipi Runici significa attingere al patrimonio di saggezza dell’umanità e apprendere un linguaggio che ci permette di comunicare con gli uomini di tutti i tempi e di tutte le diverse culture. 

La Runa rappresenta una immagine primitiva, originale e, pur non avendo una struttura reale, non riferendosi cioè ad un'entità concreta esistente nel tempo e nello spazio, ha una sua struttura interna, un suo ambito simbolico e mitico.

Il campo d'azione della Runa è la psiche. Sia la Runa che i simboli e gli archetipi che essa racchiude, sono formati da una componente contenutistica e una dinamica, tali componenti, a loro volta, agendo sulla psiche, attirano la coscienza che li elabora e li interpreta.

La componente contenutistica della Runa, è un "trasformatore di energia" che innesca nell'inconscio tutti i meccanismi per comprendere e codificare il simbolo.

Le Rune possono diventare uno straordinario strumento per comunicare, attraverso i simboli e gli archetipi, con la coscienza individuale e collettiva.

 

Così prosegue l'Havamal

Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroptr degli dèi. 

Óðinn tra gli Æsir,
ma per gli elfi Dáinn,
Dvalinn innanzi ai nani,
Ásviðr innanzi ai giganti,
io stesso ne ho incisa qualcuna

Tu sai come incidere?
Tu sai come interpretare?
Tu sai come dipingere?
Tu sai come provare?
Tu sai come invocare?
Tu sai come sacrificare?
Tu sai come mandare?
Tu sai come immolare?

È meglio non essere invocato
che [ricevere] troppi sacrifici:
un dono è sempre per un compenso.
È meglio essere senza offerte
che [ricevere] troppe immolazioni.
Così Þundr incise
prima della storia dei popoli;
poi egli si levò su
da dove era venuto.

 

Lanciare le rune: un sogno da svegli

E' importante rendersi conto che le rune non hanno nulla di “esoterico, magico od occulto”, sono semplicemente un metodo che può essere utilizzato efficacemente per richiamare alla coscienza dei concetti che altrimenti non potrebbero essere contattati. Le Rune da “lanciare” sono dei pezzi di legno o di pietra o di osso sui cui vengono incisi i glifi corrispondenti a ciascuna runa, su un solo lato, il glifo rimanda a un simbolo e questo a sua volta ad un archetipo.

Nel momento in cui noi lanciamo le rune e le rune ricadono a terra, o su qualunque superficie piana, esse si compongono secondo un certo schema, alcune saranno diritte, altre capovolte, alcune mostreranno il lato inciso, altre saranno girate e il glifo non sarà quindi visibile.

La forma che il lancio assume e la disposizione di ogni singola runa formeranno un messaggio simbolico archetipico che starà poi a me interpretare.

Quando lancio le rune, è come se davanti a me io avessi a disposizione una fotografia del preciso momento che sto attraversando, come se il film della mia vita si fermasse per un istante e io mi ritrovassi davanti a quel singolo fotogramma per poterlo studiare e comprendere.

Posso anche estrarre le rune ad una ad una da un sacchetto, se preferisco, le cose non cambiano: ogni volta che la mia mano entra nel sacchetto per “pescare” una runa è è come se, su un altro piano, io andassi ad estrapolare dal mio inconscio dei contenuti, che attraverso le rune diventeranno dei messaggi chiaramente intellegibili.

Posso anche disporre le rune su una superficie piana, tutte rivolte con il glifo verso terra, in modo che non sia visibile, e poi, ad occhi chiusi o lasciandomi guidare dall'intuito (inconscio) posso scegliere nel gruppo le rune che più mi attraggono e quindi voltarle sul lato inciso.

Lanciare le rune od estrarle dal sacchetto è come fare un sogno e andare da un esperto in simboli, (guida spirituale, counselor, psicoterapeuta) perchè mi aiuti a decodificare i simboli e quindi a comprendere ciò che il mio inconscio vuole dirmi attraverso il sogno.

La differenza è che il sogno avviene spontaneamente, quando dormiamo, mentre le rune vengono lanciate o estratte consapevolmente. Per questo si chiudono gli occhi, o si lanciano nel vuoto, per permettere all'inconscio di agire e guidare la nostra scelta su un particolare significato.

Le rune sono comode e pratiche perchè contengono già in sé il messaggio e la sua possibile interpretazione, basta aprire il nostro libro alla pagina corrispondente alla runa estratta e leggere i suoi significati: ovviamente il consultante dovrà adattare adeguatamente la spiegazione della runa al suo caso personale e operare gli opportuni adeguamenti.

 

Edda Poetica
Havamal (Il Discorso di Harr)

Dissertazione sui canti magici

Conosco incantesimi
che non conosce sposa di sovrano
né figlio d'uomo.
«Aiuto» si chiama il primo
e a te darà aiuto
contro liti e angosce
e ogni tristezza. 

Questo conosco per secondo:
di cosa necessitano i figli degli uomini,
se vogliono vivere da guaritori.

Questo conosco per terzo:
se ho grande urgenza
di incatenare i miei nemici,
io spunto le lame
dei miei avversari:
non mordono più armi né bastoni.  
Questo conosco per quarto:
se uomini impongono
ceppi alle mie membra,
così io canto
che me ne possa andare:
la catena salta via dai piedi
e dalle mani il laccio. 

Questo conosco per quinto:
se io vedo scagliata dal nemico
la lancia volare nella mischia,
non vola quella con tale impeto
ch'io non possa fermarla
se solo la intercetti con lo sguardo.
  
Questo conosco per sesto:
se un guerriero mi ferisce
con radici di un albero verdeggiante,
quell'uomo
evoca da me furore:
ché il male divori lui e non me.

Questo conosco per settimo:
se vedo avvampare l'alta
sala intorno ai miei compagni di panca,
non brucia [quella] con tale ardore
ch'io non possa salvarla
con l'incantesimo che conosco, a cantarlo.

Questo conosco per ottavo,
che per tutti
è da cogliere con profitto:
dovunque sorge l'odio
tra i figli del sovrano.
questo subito io posso acquietare.  
  
Questo conosco per nono,
se mi trovo in difficoltà
per salvare la mia nave sui flutti,
il vento io calmo
sulle onde
e addormento tutto il mare.  
 
Questo conosco per decimo,
se io vedo «cavalcatrici dei recinti»
giocare nell'aria,
io posso fare in modo
che esse smarriscano il ritorno
ai loro corpi a casa,
ai loro spiriti a casa.

Questo conosco per undicesimo:
se io devo in battaglia
condurre vecchi amici.
sotto gli scudi io canto
ed essi vanno vittoriosi
salvi alla mischia,
salvi dalla mischia:
dovunque salvi giungono.  

Questo conosco per dodicesimo:
se io vedo su un albero in alto
un impiccato oscillare,
in tal modo incido
e in rune dipingo
così che quell'uomo cammini
e parli con me.  
  
Questo conosco per tredicesimo:
se io un giovane guerriero
spruzzerò d'acqua,
egli non cadrà,
anche se venga nelle schiere:
non morirà quell'uomo di spada.  
  
Questo conosco per quattordicesimo:
se io devo alle genti umane
enumerare prima gli dèi,
degli Æsir e degli elfi,
conosco l'ordine di tutti;
gli insavi non sanno così tanto.

Questo conosco per quindicesimo:
quel che cantò Þjóðrœrir
il nano, dinanzi alle porte di Dellingr.
Cantò potenza agli Æsir
e agli elfi coraggio,
saggezza a Hroptatýr. 

Questo conosco per sedicesimo:
se io voglia d'una accorta fanciulla
avere tutto il sentimento e il piacere,
l'animo io piego
della donna dalle candide braccia,
e distorco ogni suo pensiero.  
  
Questo conosco per diciassettesimo:
che mai mi eviterà
la giovane fanciulla.
Di questi incantesimi
potrai tu, Loddfáfnir,
fare a lungo a meno;
tuttavia bene verrà a te se li accogli,
beneficio se li accetti,
giovamento se li ricevi. 

Questo conosco per diciottesimo:
ciò che io mai insegnerò
a fanciulla né a sposa
(tutto è meglio
quando uno solo sa,
così arrivo alla fine dei miei detti),
se non, unica, a colei
che col braccio mi cinge
o è a me sorella. 

Ora ecco i canti di Hár
pronunciati nella sala di Hár,
molto utili ai figli degli uomini,
inutili ai figli dei giganti.
salute sia a chi li disse!
salute sia a chi li conosce!
utili siano a chi li ha appresi!
salute, a coloro che li ascoltarono!

 

 

Il materiale pubblicato su queste pagine è stato preso dal libro "Runemal, il Grande Libro delle Rune" pubblicato con la casa editrice L'Età dell'Acquario.
 

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